Dal codice naturale al codice scritto

di Giorgio Davanzo

Nella comunicazione il codice è necessario affinché il ricevente comprenda il messaggio. Comunicazione naturale

Il codice naturale

Al momento della nascita siamo privi di cultura e mobilità, quindi utilizziamo spontaneamente il pianto come fosse un codice istintivo per richiamare l'attenzione della mamma che prontamente arriva a soddisfare le nostre limitate necessità primarie.

Questo è anche il metodo che utilizzano i nostri bene amati animali domestici.

Il codice linguistico

Il bambino cresce e scopre nuovi sistemi di comunicazione; la mimica facciale prima e i primi esperimenti di parola avviano un sistema di comunicazione condiviso con i nostri genitori. Da questo momento la nostra mente acquisisce i metodi di apprendimento dei codici ascoltando e tentando di riprodurre fedelmente i suoni.

Stiamo imparando la lingua che ci permetterà in un breve futuro di integrarci con la comunità nazionale.

Tutto andrà bene finché resteremo all'interno del paese. Ma quando un giorno andremo all'estero? Come faremo a rapportarci con persone che parlano altre lingue?

Il codice mimico

Dobbiamo tornare bambini e questa volta maturi di quelle esperienze ricorsive comuni a tutti gli esseri umani, se abbiamo fame mimeremo l'azione di mangiare portando la mano chiusa alla bocca e con lo stesso sistema potremo mimare l'azione di dormire.

Successivamente, se riterremo necessario, ci faremo tradurre i concetti in parole avviandoci all'apprendimento della nuova lingua.

In questo caso la mimica può essere considerata un sistema di comunicazione universale che può essere anche utilizzato per enfatizzare il parlato.

Il codice di sopravvivenza

I nostri sensi sono sempre attivi anche inconsciamente: la natura umana per istinto di sopravvivenza ci mantiene attiva la vista per permetterci di identificare situazioni di pericolo. Quando gli occhi si chiudono, di notte, olfatto udito e tatto ci avvisano in caso di rischio per noi o per i membri della nostra famiglia.

Quando non siamo impegnati nell'attività della sopravvivenza, scopriamo che la società si prodiga a soddisfare i nostri desideri.

Tramite i canali sensoriali e messaggi non sempre espliciti ci offre esperienze piacevoli perché il "bello" è il codice universale che invoglia chiunque all'interazione.

Il codice oggettivo

Belle persone, belle immagini, bella musica, bei piatti, bei profumi ci invitano ad investire in esperienze spesso mediocri che convengono solamente a chi offre, grazie alla forza della pubblicità.

Belle donne dopo ore ed ore di "trucco" attirano l'attenzione di uomini semplici che, tronfi di aver conquistato la bellezza, di lì a poco si scoprono vittime del sinonimo "inganno".

Codice artistico - estetico

L'arte può essere considerata cultura del bello. Chi infatti riesce, non solo a comprendere il bello, ma anche a riprodurlo, è un vero artista. Codice bellezza È anche vero che il codice "bello" è il codice della natura che ovunque ce ne sottopone esempi.

Per la legge dell'equilibrio cosmico a bellezze celestiali corrispondono brutture diaboliche, ma l'artista trova il bello e lo fa suo riproducendolo e pubblicandolo.

Pittori scultori architetti musicisti cuochi ma qualsiasi "arti-giano" sono potenziali artisti se imparano il codice della bellezza, quello che filosofi e matematici hanno tentato di decifrare con formule di simmetria e di geometria (come la sezione aurea).

Codice non verbale

Oltre a questi codici, per quanto riguarda l'essere umano, esiste un codice di comunicazione implicito, istintivo, innato ed emozionale, che spesso involontariamente utilizziamo.

Questo è denominato il codice di comunicazione non verbale.

Essendo involontario, viene spesso usato (da chi lo conosce) per intuire messaggi subliminali, per identificare raggiri nel linguaggio parlato oppure per influenzare, attirare a sé (sedurre) gli interlocutori oppure ancora per stabilire e rafforzare la dominanza nel gruppo.

Esempi di comunicazione non verbale sono la cinesica (linguaggio del corpo) e la prossemica (interazione tra gli spazi personali).

Il codice di scrittura

Se la lingua parlata rappresenta il miglior codice di comunicazione tra persone in tempo reale, a volte capita di voler memorizzare un messaggio in modo che venga utilizzato all'occorrenza e a grandi distanze.

Oggi esistono i messaggi vocali, ma un tempo l'unico modo per fare ciò era rappresentato dal codice di scrittura. Codice di scrittura Scrittura cuneiforme o geroglifici (pittogrammi egizi) sono alcuni dei primi metodi di rappresentazione grafica del parlato.

Se un ideogramma cinese rappresentante una casa stilizzata composta da 10 tratti può assumere diversi significati dipendenti dal contesto, la maggior parte dei codici di scrittura sono composti da fonogrammi, ovvero da simboli convenzionali (alfabeto) che richiamano suoni consonanti o vocali.

Questi codici, che presentano una densità di informazione/carattere minore rispetto agli ideogrammi e ai pittogrammi, permettono di esprimere anche concetti astratti che non possono essere rappresentati graficamente.

L'insieme dei caratteri, in questo caso dell'alfabeto, rappresenta la base dati.
N.B.: la lunghezza del messaggio è inversamente proporzionale alla lunghezza della base dati.

La base del codice

Concettualmente lo stesso messaggio scritto in codice binario (base 2) avrà una lunghezza maggiore dello stesso scritto in codice decimale (base 10) o esadecimale (base 16) o in codice alfabetico (base 21 o 26) o in ideogrammi cinesi (base da 2.400 a 47.000 ideogrammi).
N.B.: nella nostra scrittura, le lettere rappresentano suoni, mentre numeri e punteggiatura rappresentano concetti (numeri = quantità; punteggiatura = forma espressiva o interpretazione).
Nel corso della storia la scrittura, che in origine doveva essere scolpita o disegnata o pitturata e aveva lo scopo di guidare il popolo nella giusta direzione, nel tempo ha scoperto nuovi supporti meno duraturi ma fruibili da un numero sempre maggiore di persone.

Ideogrammi, pittogrammi, fonogrammi

Gli ideogrammi ed i geroglifici sono nati come scrittura universale, che doveva essere letta senza conoscere alcun codice, come se ogni simbolo fosse una pittura o un disegno rappresentante un elemento reale presente in natura e noto a chiunque.

La necessità di velocizzare la scrittura per registrare un sempre maggior numero di informazioni utili a tutto il popolo su supporti non più eterni, ha modificato gli ideogrammi e i pittogrammi rendendoli sempre più schematici e veloci da realizzare.

Questo processo evolutivo della scrittura, togliendo comprensibilità ai simboli, ha obbligato gli utenti all'alfabetizzazione quindi a conoscere il codice di lettura/scrittura.

Oggi tutte le scritture hanno bisogno di una chiave di lettura alfabetica.

In Cina per comprendere la scrittura (convertire il simbolo in concetto) è "sufficiente" conoscere tutti i simboli (fino a quasi 50.000).

Nel caso dell'alfabeto italiano e negli altri che utilizzano la scrittura fonografica, è sufficiente conoscere pochi caratteri semplici (meno di trenta).

L'interpretazione però avviene in diversi passaggi:

- riconoscimento del carattere
- combinazione dei caratteri della parola
- conversione (mentale) della parola in suoni
- ricerca del suono nel linguaggio corrispondente
- restituzione del concetto

N.B.: se l'essere umano per trasferire le informazioni ha scelto il canale visivo tramite l'utilizzo del codice alfabetico, per le apparecchiature che utilizzano segnali elettrici è stato scelto il codice binario (segnale alto o basso).

Codici di conversione

Non dimentichiamo che l'informazione è univoca a prescindere dal linguaggio utilizzato; per questo esistono tabelle o dizionari di conversione tra differenti linguaggi/codici:
binario - esadecimale
esadecimale - carattere ascii
italiano - inglese
inglese - cinese
etc.